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Don’t worry — it’s gonna be fun.

It’s very hot today in Southern California.

The waiter arrives. Really, it’s blazing hot in Southern California today. Tony the American smiles exaggeratedly at the half-cheerful-half-slave little man, taking his glass of pina colada tequila boom boom straight from the tray.

“Thank you very much, Jeremy!”

But Jeremy is not the waiter’s name.

The weather is superb, the ocean waves have gone on vacation too, the sea is smooth as olive oil. Tony is the American in this story, and he is enjoying that sparkling cocktail, spread out on his deckchair, in fiery red Bermuda shorts, all paid by True…


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When it comes to chances in life, it is everyone’s habit to blame all sort of missing parts or prerequisites to justify one’s own failures. The most typical ones are money (lack of cash to invest in a project that in the end never happened or even started) and — to call it nicely — lack of a network (you needed to know some specific people you don’t know, in order to get your ideas turned into plans and reality). …


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I’m here at my desk. At my table, at my everything. I spent my life here. Candles are burning. Music is flowing nicely, and it gives the right amount of inspiration to the air, in this room tonight.

Burning candles… spreading the scent. So good, so classy. I am classy, way more than all of you out there.

At the window, yet another crow. Damn crows. Mocking my way of being a poet, an artist. The best novelist, after any midnight in the world.

I feel my legs hot, but I am aware I should use a more appropriate word…


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Sono qui alla mia scrivania. Al mio tavolo, al mio tutto. Ho passato la mia vita qui. Le candele stanno bruciando. La musica scorre piacevolmente e dà la giusta dose d’ispirazione all’aria in questa stanza stasera.

Candele accese … il profumo si diffonde. Che classe, che eleganza. Io sono uno di classe, molto più di tutti voi, cosa credete.

Alla finestra, ancora un altro corvo. Maledetti corvi. Prendono in giro il mio essere poeta, il mio essere artista. Il miglior romanziere, allo scoccare della mezzanotte nel mondo. Ma loro si prendono gioco di me.

Sento le gambe calde, ma sono…


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Apro la lattina di aranciata, ho preso l’aranciata perché so che anche se calda è bevibile. La caffetteria qui ha pochi clienti, ognuno immerso nei propri pensieri e nella propria calura. So bene di essere a Londra ma, ad agosto, se mi lascio scendere qualche goccia di sudore ai lati della fronte, mi potrebbe sembrare di essere a Milano, o a New Orleans, le due estati più torride che abbia mai affrontato. Certo, a New Orleans l’aranciata era decisamente gelata, al contrario di questa frase tiepida tiepida. La musica qui mi catapulta lontano. È jazz, vagamente cubano, sudamericano o qualcosa…


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Probabilmente molti di voi in ascolto sono nati tra il 1977 e il 1983. Ci definiscono xennials e pare siamo una classe speciale, privilegiata e unica, siamo quelli che hanno visto il cambiamento da analogico e digitale, proprio mentre noi crescevamo, e forse siamo i soli a poterli capire davvero entrambi. Ma non è di questo che voglio parlarvi ora. Le persone nate, come me, in quell’intervallo di anni hanno potuto vivere, e soprattutto crescere, durante la decade più incompresa e meno nominata dal dopoguerra in poi: gli Anni Novanta.

Certo, non c’è paragone con i Sessanta, o gli anni…


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ricordo ancora quella mattinata assonnata. Non ricordo assolutamente nulla delle ultime ore della festa, o come sono tornato a casa.

Il cuore è per tutti, fino alla fine del mondo. Senza un perché, senza tristezza, senza rassicurazioni di sorta. L’orizzonte, un cammino di sabbia, sterminata, i piedi che affondano e riemergono a ogni passo.

Qualcuno dovrebbe riesumare il cadavere di Hendrix, riempirlo di sangue, dargli una bella scarica elettrica, muscoli e nervi e tirarlo su, gonfio di gloria, lo aspettiamo da tempo, tornare su di un carro alato. Perché sogno, il sonno, l’acqua che scorre mentre ti penso un secondo…


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Doctor Xopos once said: “according to the marketing and communication experts, the first two lines of any article are going to determine the success of such work or that notorious frightening blindness effect on it. Of course there must some more along the way, maybe after twenty seconds of reading… just one more sentence to make the reader feel engaged again. Engagement, what a word!

If you are an artist then you have heard several times that your song must be in between 2:30 and 3:30 minute long in order to be vaguely considered by any potential “on air” time…


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First “banner”, from 2013.

The Imaginary Interviewer (II) welcomes the Happy Graveyard Internal Voice (HGIV), they both sit at the small table outside the Wooden Bridge Bar in Shoreditch, it’s 5PM and they order two margaritas.

II: thanks for coming for the interview, I know the band couldn’t be here on time today.

HGIV: they are never on time, so I thought to represent them all in one go.

II: are they really never on time?

HGIV: at the same time, never. It’s physically impossible, we are six and chances that one person is late are very high. We have a regular latecomer anyway.


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(Qui i due precedenti episodi Ritorno al Reeperbahn e Risveglio dal Reeperbahn)

“Quando dicevi della canzone dei Pogues, dicevi sul serio?”

“Devo pensare che tutti questi anni ho parlato a vanvera?” rispondo a Paperinik.

“No, però sembrava un discorso ben ragionato, non improvvisato. Che ci avevi pensato prima.”

“Sì, quella canzone mi ha fatto ragione e viaggiare con i pensieri per qualche pomeriggio al lavoro, muovendo il mouse a casaccio.”

La colazione o quella parvenza di risveglio di massa era appena stata terminata. Ptioski era stato con noi, e pure la spagnola sorridente. Ptioski sembrava invaghito di lei, lei non…

Ivan Perilli

25% author, 25% composer, 20% musician, 10% IT manager, 20% imagination.

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